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Mistero > Miti e leggende


FANTASMI E APPARIZIONI



Un’allucinante ottica può essere talmente dettagliata, concreta e vivida, che il percipiente concepisce la persona, o l’oggetto, che gli appare nell’allucinazione, come perfettamente presente fisicamente, mentre, contemporaneamente, il rimanente ambito circostante è avvertito in modo consueto. L’apparizione può anche essere accompagnata da percezioni degli altri sensi quali l’udito, il tatto e l’olfatto. Fantasmi e apparizioni sono spesso associati ai cimiteri o ad antiche case infestate, ma possono manifestarsi dovunque; queste particolari comparse sono dette “spettri”. I fenomeni quali la separazione e l’apparizione possono, eventualmente, significare che esiste un corpo etereo; i medium chiaroveggenti dicono talvolta di poter vedere e descrivere l’”aura” di una persona, come una specie di orbita raggiante che circonda il corpo. A loro opinione, l’”aura” può mutar colore a seconda dello stato d’anima e di salute della persona in questione.

LA CASA COLONICA DI BORLEY

La casa di Borley è definita come “la casa più infestata d’Inghilterra”. La vecchia canonica non c’è più; un incendio, alla fine del febbraio 1939, la bruciò da cima a fondo. Il suo posto fu preso da una bella casa privata, e altre abitazioni sorgono su quello che era il giardino, e nessuna di esse è afflitta dagli influssi che turbarono quel posto e che lo resero famoso in tutto il mondo. L’importanza della canonica risale a più di un secolo fa, quando i fantasmi erano all’ordine del giorno. Nel 1862 il reverendo Herny Dawson Ellis Bull si trasferì con la famiglia a Borley Place, una casa in stile Tudor adiacente alla chiesa; la gente del paese raccontava di vaghi episodi che riguardavano fantasmi di un monaco, di una suora, e di una carrozza fantasma con il cocchiere senza testa che infestavano la villa. Il reverendo Bull si accorse dopo poco tempo che capitavano strani fenomeni inspiegabili, come oggetti che si muovevano o che sembravano essere lanciati.

L’inquietante visione di una suora, con una fluente veste nera e il capo chino, appariva quasi tutti i giorni, sia dentro la casa, sia nel giardino. Il reverendo morì nel 1892 e suo figlio gli successe come canonico di Borley. Una volta, una delle sorelle si svegliò e vide un uomo in piedi accanto al suo letto: risultò che era lo spettro di un uomo alto e in abiti scuri. Cominciarono allora a credere alla leggenda locale del monaco e della suora innamorati e fuggiti assieme. Vendettero così la casa al reverendo Guy Smith che arrivò lì con la moglie, dopo aver vissuto in India e senza sapere nulla della canonica di Borley. Quando i parrocchiani, mostravano un’evidente riluttanza a varcare quella soglia, i coniugi Smith ci scherzavano sopra.

Nella foto l'investigatore Brice (a sinistra) e il reverendo Foyster

Ma la cosa cessò di essere divertente quando cominciarono a vivere le prime esperienze: forti colpi improvvisi, strascichi di piedi in stanze vuote, i campanelli di servizio che si mettevano a suonare tutti in una volta, e luci dove non ce ne dovevano essere. La suora apparve e, come ultima goccia per i coniugi Smith, la carrozza fantasma sfrecciò attraverso la siepe e lungo i prati prima di svanire. Il reverendo contattò il più famoso investigatore di fenomeni psichici del tempo, Harry Price. Price visitò Borley per la prima volta nel giugno 1929 e incredulo assistette a fenomeni del tutto inusuali: piccoli oggetti che svolazzavano, chiavi che cadevano da sole dalle serrature e un candeliere di vetro rosso che si schiantava contro una scala in mille pezzi. Price decise di tenere una seduta spiritica nella cosiddetta stanza blu, al piano superiore della canonica, un luogo particolarmente disturbato. La specchiera di una parete sembrò emanare una scarica di colpi, una saponetta si sollevò dal lavabo e colpì una brocca di metallo così violentemente da lasciarvi una profonda ammaccatura. La canonica fu abbandonata e lasciata vuota per 17 mesi finchè vi si stabilì il reverendo Lionel Foyster di 51 anni con una moglie attraente, Marianne, di trent’anni più giovane di lui, e una figlia, Adelaide. Gli spiriti di Borley non persero tempo per mostrare ai nuovi arrivati ciò di cui erano capaci: Marianne vide un uomo pallido in vestaglia in cima alle scale che la chiamava, i soliti oggetti che svolazzavano fra cui una maniglia e un martello che la colpirono ferendola. Lionel Foyster decise che era venuto il momento per un esorcismo ; con altri due preti anglicani, bruciarono incenso, spruzzarono acqua benedetta, ma il tentativo risultò invano. Una mattina, sentì la moglie che urlava disperata e che correva su per le scale. Era talmente sconvolta che non riusciva a parlare: nel corridoio della cucina c’era una grande forma scura che le aveva toccato la spalla. I Foyster lasciarono Borley nel 1935. La casa cessò di essere una canonica: nessuno voleva abitarci; solo l’investigatore Harry Price vi ci entrava per condurvi le sue ricerche. Moltissime furono le sedute spiritiche fatte nella casa e in quella del 28 marzo 1938, la medium Helen Glanville, venne avvertita da uno spirito maschile presentatosi come Sunex Amurex che la casa sarebbe bruciata quella stessa notte. Si sbagliava, ma di soli 11 mesi. L’incendio si sviluppò nella sala alla mezzanotte del 27 febbraio 1939. Gli abitanti del villaggio, rimasero pietrificati nello scorgere alla finestra del piano superiore una giovane donna rimasta evidentemente intrappolata, ma nella casa non c’erano donne e fra le macerie, non fu ritrovato alcun corpo.

IL CASO DI LINDA SIMPSON

Alla fine degli Anni’80, in una villetta a Runcorn New Town, in Inghilterra, Linda Simpson si preparava a un’altra serata davanti la tv. Mise a letto Lisa, la sua bambina di 3 anni, e aspettò l’arrivo del marito. Improvvisamente udì la voce della figlia, andò nella camera e vide la piccola Lisa seduta che stava parlando all’aria. La misteriosa conversazione andò avanti per qualche minuto. Era una normalissima conversazione fra un adulto e un bambino, solo che non c’era nessun adulto: non lo si vedeva né lo si sentiva. Linda chiamò Lisa parecchie volte per farla smettere, ma ci vollero molti minuti prima che la piccola, in stato di trance, tornasse in sé. La mise a sedere sul sofà, e di nuovo fu presa da preoccupazione quando la bambina ricominciò a guardare verso le scale ridacchiando: <<Lui è di nuovo qui>> disse. Dopo qualche settimana si ripetè l’episodio e Linda se lo fece descrivere: “lui” era un vecchietto con i capelli bianchi che la raccomandava di essere buona con la mamma. Lisa spiegò che l’uomo la chiamava affettuosamente “chuck” (un termine equivalente a “cocca mia”) e questo particolare colpì Linda, che cominciò a capire: anche lei da piccola il nonno la chiamava sempre “chuck”. Il giorno dopo Linda sfogliò attentamente l’album di famiglia e fece vedere alla piccola le foto; “è lui” disse tutta eccitata “è quello che viene a trovarmi”. Il misterioso amico era dunque il bisnonno della bimba. Lisa non l’aveva mai conosciuto.

IL CASO DI MUNCASTER

Nel 1994, l’inglese Sir  Patrick Gordon-Duff Pennington, proprietario del castello di Muncaster, in Cumbria, segnalò una serie di apparizioni in tutto simili ad altre riferite molti anni prima. Da uno studio approfondito sulla storia dell’edificio risultò che il castello di Muncaster era stato teatro di fenomeni strani fin dalla sua prima costruzione, nel 1325. La ASSAP (Associazione per lo Studio Scientifico dei Fenomeni Anomali) assegnò a ciascun ricercatore varie parti dell’edificio, con la consegna di registrare tutto ciò che si sarebbe verificato nella notte. Questi vissero alcune esperienze davvero misteriose e paurose...

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